venerdì, 29 giugno 2007

Fantasia...

L'amico di una mia cara amica ha adottato un micino. Fufi? Pallina?Dodo? No, macchè...il gattino è stato battezzato GIAN MIAO. Di fronte a cotanta creatività, io -scrittrice a tempo perso- mi inchino e mi prostro....

giovedì, 28 giugno 2007

Di come muore ciò..

..che nasce. E muoiono anche le idee, spesso e volentieri. Peccato.
Ma non sono pronta però, per l'ultimo saluto a questa qui..

(Im)pura Sangre(Im)pura Sangre

Sugar daddy..

Un senso di disagio che corre lungo la schiena.
Mi capita spesso, quando incrocio lo sguardo di una ragazza giovane accanto ad un uomo ben più grande di lei.  25, 30 o più anni di differenza.
"Nessuno mi può giudicare", cantava qualcuno, tempo fa.
Nessuno può, e neanch'io posso. Chi sono io per provare disgusto? 
Dopotutto, ci sono cose ben più gravi. Le malattie, e la fame nel mondo, e...
Sì, sì. La lista è lunga. Troppo.
Ma la cosa che più dà fastidio è come certe cose non cambino mai.
Quella ricerca di stabilità, e sicurezza, e denaro, e...quello sguardo furbo e supponente, che incroci  per caso e che dice:
" Embè? L'ho trovata io, la via più facile.."

mercoledì, 27 giugno 2007

Priceless

Com'è bello sentire mia madre ridere..

Baby

  • In alcuni di noi, abita ancora un bambino ferito. Spesso, sta lì, nascosto, silenzioso, tranquillamente sepolto. Così,  possiamo far finta che non sia mai, mai esistito finchè qualcosa o qualcuno non ci ricorda la sua presenza. Tanto scomoda. Ma  si può far pace, con quel bambino. Si può, io credo.. 
La Notte


Mi hai sentito piangere?

Ché spalancati vidi i tuoi occhi ed impauriti.

Stelle spargono il nero della notte.

(Else Lasker- Schuler)

 

 

Rincasavo sempre a notte fonda.

Eppure lei era ancora lì, dove l’avevo lasciata.

Affacciata alla finestra del suo appartamento, che dava sul cortile.

<<Ehi, signora Mill! Le va un po’ di take-away cinese?>>

Non che avessi sul serio intenzione di offrirle la mia cena.

Dio, morivo di fame.

Ma avevo bisogno di una certezza.

La certezza che fosse ancora viva.

<<Signora Mill?>>

Silenzio.

Ogni notte la stessa storia.

Dapprima lei mi fissava, senza parlarmi.

Poi - d’improvviso - scoppiava in una delle sue risate.

Immotivate, irrefrenabili, agghiaccianti.

Poteva trascorrere delle ore così, ridendo alla finestra.

A volte invece, parlava da sola.

Era difficile capire cosa dicesse, ma potevi vedere le sue labbra muoversi veloci ed aprirsi in inspiegabili sorrisi.

Da quando la signora Mill era arrivata nel nostro condominio, i bambini non giocavano più in cortile.

Quella grigia figura alla finestra li terrorizzava.

 

<<Signora Mill!>>

Gridai di nuovo.

Ma niente, nessuna reazione.

Ed io ero davvero troppo stanco.

<<Potrebbe degnarsi di rispondere quella lì….Ma cos’è …una mummia? Oh, Gesù…>>

Che imbranato.

M’ero rovesciato la salsa agrodolce sui pantaloni.

<<Cristo Santo!Quand’è che la pianti di parlare da solo?!?>>

Jay, il mio coinquilino, aveva il sonno leggero.

<<La Mill era ancora alla finestra quando sono rincasato. Sembra quasi che mi aspetti, ogni sera. Ma perché, Jay? Perché, secondo te? Non ha senso…>>

<<Senti, quella lì è fuori di  testa. Pazza. Folle. Come ti pare. Ma fattene una ragione.>>

No.

Io non posso.

La notte seguente lei non era alla finestra.

Le era forse successo qualcosa?

Mentre salivo le scale a grandi passi, cercai di cacciarla via dai miei pensieri. Ma niente, non c’era verso.

Così, appena fui davanti alla sua porta, non potei far a meno di bussare.

 <<Signora Mill? Mi scusi…volevo sapere solo se va tutto bene…Signora Mill?>>

Le nocche cominciavano a farmi male.

Forse, era semplicemente uscita: meglio lasciar perdere.

Ma d’un tratto la porta si aprì e una mano mi afferrò.

Una forza inaspettata.

L’atrio del suo appartamento era buio, angusto.

<<Tu sai cosa vuol dire.>>

Dio, questa non me l’aspettavo.

Feci segno di sì con la testa, ma senza troppa convinzione.

<<Signora Mill, io…>>

<<La prima notte, quando fu tutto finito…. ero felice. Pensavo sarebbe stata l’ultima..>>

<<Sì?>> feci io, tanto per dire qualcosa.

 <<Sì, sì, lo credevo. Ma così non è stato.>>

 La sua stretta mi faceva male.

<<Non è stata l’ultima. Lui è tornato.>>

<<Oh…>>

<<Dissero che m’ero inventata tutto. Che accusavo un uomo innocente, un padre di famiglia. Che volevo essere al centro dell’attenzione. Una bambina viziata…>>

Rise.

Questa volta sorrisi anch’io.

<<Poi m’hanno visitata, sai? E hanno detto che le mie non erano bugie. Bella scoperta.>>

Feci come per parlare.

Ma non ci riuscii.

<<Tu sai cosa vuol dire.>>

Di nuovo!

Ma cosa avrei potuto saperne io, di quella faccenda?

<<Andiamo, signora Mill, questa conversazione non ha senso!>>

<<Anch’io ero come te. Un tempo facevo finta di nulla. Mi vergognavo.>>

<<Ma di che parla? Io non la seguo!>>

<< Anche a te è successo.>>

La fissai.

No.

Non poteva essere vero.

<< Signora, ma come lo sa? Io…io non ne ho mai fatto parola con nessuno!>>

<< Ho visto la scena nei tuoi occhi. Nei tuoi passi. Nel tuo modo di fare. Non è stata colpa tua. Eri soltanto un bambino.>>

L’abbracciai a lungo, nel nero della notte.

 


Voglio un' Alfetta. Che sia piena di muffa

Che poi, sarà scontato, e facile, e banale...ma il mondo visto da una sedia a sdraio è un'altra cosa. Adesso ho un paio d'eritemi, ma anche una gran voglia di leggerezza e di trovarmi la canzone "tormentone" dell'estate. Anzi, a dire il vero, una proposta ce l'avrei...
The winner is..


martedì, 26 giugno 2007

Light of my life

Afa, noia, tensione, quell'articolo che non vuol saperne di venire fuori.
Il rimedio della nonna è un sottofondo sensuale, firmato da un nome italinissimo... anche se la voce ricorda quella di Barry White. 
Ladies & gentlemen, this is Mario Biondi..

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Occhi

 ... campi sconfinati,  martoriati dagli spari e dal caldo atroce. I fucili riposti, ma solo per far spazio a chi ancora occupa quella parte della nostra mente che  non è stata assordata  dalle bombe.
 A me L. S. piace abbastanza, e  una volta ho giocato a "riscriverlo"...
(
colonna sonora: Eres mi religiòn, Manà)




Tesi una mano nel buio.

Volevo sfiorarla, sentirla vicina.

Ma le mie dita incontrarono solo il ruvido della coperta di canapa.

La donna se n’era andata, portando il mitra con sé.

Nei giorni che seguirono non seppi più nulla di lei. L’ansia mi divorava, non riuscivo a spiegarmi quella fuga. Tuttavia, decisi che non ne avrei fatto parola con i compagni.

Ma l’immagine della donna doveva essere ancora viva nei miei occhi, perché una sera il comandante mi batté una mano sulla spalla.

<< Non pensare più a lei, >> mi sussurrò, << dimenticala. Le milizie del governo sono sempre più vicine; ogni giorno decine dei nostri perdono la vita… Devi essere forte: questo è il tempo di combattere. >>

Io annuii con forza, quasi con convinzione. Il comandante sorrise e tra noi furono nuovamente soltanto ordini, e silenzio.
Eppure io continuavo a pensare alla donna.

Nel fango delle trincee.

Nel sole della pianura.
Nella preghiera, prima della battaglia.
Ben presto mi resi conto che per lei, e solo per lei, volevo vivere ancora.
Intanto, la mia guerra continuava.
E quando non ero nei campi di battaglia, mi toccava stare di guardia ai prigionieri, per lo più  spie o soldati della milizia. Prima di essere torturato o ucciso, ognuno uomo catturato doveva  essere internato in una baraccopoli alla periferia della città.
E quel giorno ne avevano  preso un altro. Dicevano che fosse piuttosto giovane, poco più di un ragazzo. Per qualche ora, io sarei stato il suo carceriere.
Non l’avevo mai visto: di lui sapevo solo che era una spia e che, con le sue soffiate, aveva causato la morte di molti dei nostri.
Mi appoggiai leggermente alle lamiere della baracca: erano brucianti di sole.

<< Non avresti mica una sigaretta, fratello? >> Quella voce dall’interno mi fece sobbalzare.

Non me ne erano rimaste molte, ma gliene passai comunque una, attraverso le lamiere: molto presto lo avrebbero fucilato e, nonostante tutto, mi sembrava che ne avesse diritto.

<< Grazie, fratello. Grazie. Lei lo diceva sempre che eri un buon diavolo. Aveva ragione. >>

Lei? Ma di chi parlva? Io ed un traditore non avremmo mai potuto avere amici in comune! Di sicuro il sole gli aveva già cotto il cervello!

Non avevo niente a che fare con lui, né volevo averne.

<< Sta’ zitto. E non chiamarmi fratello. Ecco, prendi anche questa bottiglia  e poi lasciami in pace. >>

<< Va bene fratello, d’accordo. Grazie, grazie ancora. Sei davvero gentile. Sarà per questo che lei mi ha implorato di risparmiarti. >>

<< Certo, certo. Come no . Ora però sta’ zitto. >>

 Lo sentii bere tutto d’un fiato e poi, più nulla. La pianura si distendeva davanti a me, lucente e silenziosa.

Quando vennero a darmi il cambio, dormivo già da diverse ore.

 

<< Sei stato di guardia al prigioniero? >>

<< Sì, comandante, >> risposi impettito. << Sono appena rientrato. >>

<< Bene, vai allora. C’è una visita per te. >>

Mi voltai e m’incamminai verso il rifugio.

Pregai che non fosse tornato a trovarmi Pablo: non mi portava che brutte notizie dalla frontiera.

Ero ancora intontito dal sole quando aprii la porta, ma capii subito che la donna era tornata. Non riuscivo a distinguerla bene nella penombra, ma non avevo dimenticato il suo odore.

Fu lei a rompere il silenzio.

<< Come stai? Ti trovo bene… >>

Avrei voluto dirle troppe cose.

Allora, semplicemente, le cinsi la vita. Lei mi lasciò fare, ma dopo un po’ mi resi conto che piangeva.

<< Cosa c’è ? >> le sussurrai. << Che succede? >>

Lei fece un passo indietro.

Poi senza guardarmi, mi disse che nella sua vita non aveva avuto molti uomini. Prima di me infatti, aveva avuto un solo, grande amore: suo marito. Ed io l’avevo conosciuto, senza saperlo. Ovvero, gli ero stato di guardia fino a pochi minuti fa.

Sì, il prigioniero era suo marito.

<< I primi tempi con lui sono stati felici, ma poi...poi... Un giorno decisi di piantarlo e di unirmi alla guerriglia e, dopo qualche mese, ho incontrato te. E lui è impazzito: ha cominciato a lavorare come spia, voleva annientare la lotta armata e, soprattutto, far moire te, in un agguato… >>

La fissai.

Ma cosa mi stava raccontando?

Perché allora, dei tanti guerriglieri caduti, ero proprio io ad essere ancora vivo?

<< So cosa stai pensando..vedi, lui non ti ha fatto alcun male perché…gli ho fatto giurare che ...se fossi tornata con lui, avresti avuto salva la vita! >>

Nei campi risuonarono gli spari.

La donna mi guardò.
Con gli occhi arrossati di una vedova.

 
 
 

Thank you!

Dopo due anni di "resistenza", lo scorso autunno sono passata da un'azienda "di fama internazionale"  - in cui  il tempo passava scandito da denuncie per mobbing, molestie e cause per mancati pagamenti- ad una scuoletta di provincia, in cui però mi sono sentita trattata per la prima volta da essere umano, nonchè da lavoratrice (con dignità in dotazione..anche se precaria!).
Oggi ci sono ritornata, in quella scuola, per questioni burocratiche da sbrigare...e la simpatia di quelle persone mi ha travolto ancora, lasciandomi di nuovo incredula. E pensare che dopo le esperienze passate, avevo molta paura di tornare a lavorare. Per chiunque.

Dunque, grazie, grazie davvero
! Perchè recuperare la fiducia nell'essere umano è la cosa più difficile ..e voi, pur senza sapere nulla di quanto mi era accaduto, mi avete aiutata moltissimo.
 I know I've been blessed.

Morning glory

La radiosveglia urla. La odio con tutta l'intensità di cui sono capace... ma non mi resta che darle retta: devo prendere autobus e metro, attraversare  lande di spazzatura.. per poi fare un "saluto" alla scuola dove ho insegnato sinora. Svengo al solo pensiero. Ma alla radiosveglia, però, questo non interessa.
Lei continua a urlare.
 L'ascolto e penso: però, questa è così, così...facile e sciocca, questa qui... fa tanto filastrocca della scuola materna, tutta grembiuli rosa e plastilina.
 Questa.. sì, avrei potuto scriverla anch'io. Pur vergognandomi come una ladra.
Oh God...perchè non l'ho fatto? Vuoi mettere i diritti d'autore?

Il fatto è che tu sai cosa cerco
Collo, spalle e mento
Sono un bastardo cronico
Stringimi forte
Il petto mi sorride xverso
E sgridami se ho torto
E dopo
Uno a me e uno a te
E uno a tutti e due

(T. Ferro, Perverso)