Dragon Days

Nei giorni del Drago, il mio kimono sfiora la polvere di Nagasaki.
Decorazioni ovunque.
Strade splendidamente illuminate.
Nell’aria fresca della sera, godo d’ogni passo.
D’ogni respiro.
E non capisco perché la bomba continui a esplodere nella mia mente.
Sorrido al primo che m’invita ad aprire le danze.
Per poi accompagnarmi al buffet.
Sorrido.
Ma solo perché la guerra m’ha tolto ogni cosa.
E non mi resta altro che trovar marito.
Non sono io quella che ride/
Ride il vino che ho bevuto/
Il mandorlo è in fiore.
Il ciliegio invece ancora stenta.
Eppure il suo profumo mi ricorda che è grande il mondo fuori dalla mia finestra.
Ma devo ancora preparare il tè.
E spolverare il salotto buono.
Nostro figlio nascerà in autunno:
sono d’oro le sbarre della mia prigione.
Non sono io quella che canta/
Canta il fiore che ho guardato/
S’aspettavano una vedova inconsolabile.
Non avevo il cuore di deluderli.
Per prima cosa, ho lottato per annientare
quel sorriso che nasceva.
Poi ho stretto molte mani.
E incontrato molti sguardi.
Il tutto, senza smettere di sospirare.
Che fatica!
Ma ora è ancor più grande il mondo fuori dalla mia finestra.
Questo amo ripetermi.
Mentre guardo il mio nuovo passaporto americano.
Non sono io quella che piange/
Piange forse il mio defunto amore?/







