Job interview
photo from http://art.transindex.ro
Ho fatto le trecce.
E messo la gonna buona.
Ed anche un chilo di fondotinta, nella speranza che non si noti la narice bruciata.
Sì, lo so: ho tirato troppo.
È che questa camicetta è tutta nastrini e fiocchetti, e li ho stretti forte, forte.
Voglio sembrare più magra, anche a costo di non respirare.
Ho messo la gonna buona.
E la giacca della Rinascente.
Le maniche sono troppo lunghe, sì.. ma non è poi un male: si vede solo metà tatuaggio.
È che l'ho fatto in India, e c’era caldo, e non capivo la lingua.
Avrei voluto una farfallina, ma sono uscita dalla bottega con un boa constrictor disegnato sulla mano.
Oggi ho fatto le trecce
E messo la gonna buona.
Sento il mio nome, e mi sembra la prima volta.
Invece sarà almeno la numero centosessantatre.
È che non vado mai bene.
Troppa esperienza.
Troppo poca.
Troppi titoli.
Troppo pochi.
Anonima.
Vistosa.
Eccentrica.
Banale.
Ma sento il mio nome. Ed entro, anche stavolta.
Lui ha il fiatone e, davanti, otto cadaveri di sigarette.
Tante quante le candidate precedenti.
Sento il mio nome.
Strano che lui non lo sbagli.
Mi sorride, addirittura.
Ha un dente provvisorio, ma l’aria simpatica e cordiale.
Parliamo.
Parliamo.
Buona l’esperienza.
E pure i titoli.
Parliamo.
Parliamo..
Lui è gentile.
Spiritoso, acuto, persino.
Allora io rido, rido di gusto.
La bocca mi si spalanca: è una lunga, grassa risata.
Di quelle che puoi guardare sino in fondo alla gola.
Ed è allora che lui mi fissa.
Muto, d’improvviso perplesso.
Chiudo la bocca di scatto, serro le mascelle.
Mi morderei la lingua.
Ma.. non posso: ho il piercing, ho il piercing e l’ho dimenticato!








