Face it

Ogni sera, in ginocchio sul pavimento, iniziavo il mio rituale.
Con tutta l'energia di cui ero capace.
E continuavo, continuavo finché un rivolo di sudore non mi bagnava la fronte e l'odore di ammoniaca era divenuto troppo acre da sopportare.
Ma non avevo intenzione di cedere.
Il volto era comparso due mesi dopo il mio trasloco. Lucido e oblungo, mi fissava dal pavimento della sala. Non avrei saputo dire se si trattasse di un uomo o una donna, di un giovane o un adulto. I capelli scendevano in ricci scomposti fino a coprire gli occhi liquidi e lontani. La bocca piegata in una smorfia indecifrabile.
Niente di più.
Niente di meno.
Spaventata, non ne parlai a nessuno.
Mi limitavo a sfregare con tutte le forze. E a cercare di nascondere le ginocchia arrossate con gonne più lunghe.
Ma una notte mi fermai, stremata. "Chi sei?" gli chiesi . "Non posso, non posso combatterti".
Le labbra si mossero al ritmo di una voce lontana.
"Sono il passato" mi rispose, " Puoi guardarmi in faccia. O fingere che non sia mai esistito. Ma cancellarmi...questo mai."







