Stupid Pollyanna
Giri il cucchiaino nel caffè.
Un fondo di zucchero incatramato scivola in gola.
È piacevole.
Ma anche no.
Perché a volte la vita ti lascia un sapore dolciastro, un calore d’affanno, un sorriso di stucco, le guance arrossate.
Ma solo per il troppo fard.
Allora fai il gioco di Pollyanna.
La stessa che maledivi nei pomeriggi in cui la tv dei ragazzi non passava che la faccia d’una bambina, i suoi grossi incisivi, il suo stratagemma per trovar sempre qualcosa di buono.
In tutto.
Quanto la odiavi, Pollyanna.
Hai provato a farla fuori, eccome se hai provato.
Lancio della merendina, tiro del cucchiaio, sgancio della presa.
Niente da fare.
Pochi istanti e lei era lì, sullo schermo, di nuovo.
Con le sue trecce, e il vestito che fa pendant con le tende.
Poi un giorno, hai deciso.
Ora provo a farlo, quel gioco.
E da allora non hai più smesso.
Piove? Vorrà dire che userai l’ombrello...nuovo.
Macchina in panne? Ti faranno bene, due passi!
Hai visto lui, con.. tua madre? Su, non vorrai negarle qualche momento di felicità!
Sorridi! Sorridi!
Giri il cucchiaino nel caffè.
Bevi d’un fiato, che è tardi.
Bevi d’un fiato, e poi te ne rendi conto: sul fondo della tazza, ne è rimasto un bel po’ di detersivo.
Sorridi...mentre svieni.
Sorridi!
Perchè, il dottore della ASL,sì.. quello è proprio carino...







