martedì, 26 giugno 2007

Occhi

 ... campi sconfinati,  martoriati dagli spari e dal caldo atroce. I fucili riposti, ma solo per far spazio a chi ancora occupa quella parte della nostra mente che  non è stata assordata  dalle bombe.
 A me L. S. piace abbastanza, e  una volta ho giocato a "riscriverlo"...
(
colonna sonora: Eres mi religiòn, Manà)




Tesi una mano nel buio.

Volevo sfiorarla, sentirla vicina.

Ma le mie dita incontrarono solo il ruvido della coperta di canapa.

La donna se n’era andata, portando il mitra con sé.

Nei giorni che seguirono non seppi più nulla di lei. L’ansia mi divorava, non riuscivo a spiegarmi quella fuga. Tuttavia, decisi che non ne avrei fatto parola con i compagni.

Ma l’immagine della donna doveva essere ancora viva nei miei occhi, perché una sera il comandante mi batté una mano sulla spalla.

<< Non pensare più a lei, >> mi sussurrò, << dimenticala. Le milizie del governo sono sempre più vicine; ogni giorno decine dei nostri perdono la vita… Devi essere forte: questo è il tempo di combattere. >>

Io annuii con forza, quasi con convinzione. Il comandante sorrise e tra noi furono nuovamente soltanto ordini, e silenzio.
Eppure io continuavo a pensare alla donna.

Nel fango delle trincee.

Nel sole della pianura.
Nella preghiera, prima della battaglia.
Ben presto mi resi conto che per lei, e solo per lei, volevo vivere ancora.
Intanto, la mia guerra continuava.
E quando non ero nei campi di battaglia, mi toccava stare di guardia ai prigionieri, per lo più  spie o soldati della milizia. Prima di essere torturato o ucciso, ognuno uomo catturato doveva  essere internato in una baraccopoli alla periferia della città.
E quel giorno ne avevano  preso un altro. Dicevano che fosse piuttosto giovane, poco più di un ragazzo. Per qualche ora, io sarei stato il suo carceriere.
Non l’avevo mai visto: di lui sapevo solo che era una spia e che, con le sue soffiate, aveva causato la morte di molti dei nostri.
Mi appoggiai leggermente alle lamiere della baracca: erano brucianti di sole.

<< Non avresti mica una sigaretta, fratello? >> Quella voce dall’interno mi fece sobbalzare.

Non me ne erano rimaste molte, ma gliene passai comunque una, attraverso le lamiere: molto presto lo avrebbero fucilato e, nonostante tutto, mi sembrava che ne avesse diritto.

<< Grazie, fratello. Grazie. Lei lo diceva sempre che eri un buon diavolo. Aveva ragione. >>

Lei? Ma di chi parlva? Io ed un traditore non avremmo mai potuto avere amici in comune! Di sicuro il sole gli aveva già cotto il cervello!

Non avevo niente a che fare con lui, né volevo averne.

<< Sta’ zitto. E non chiamarmi fratello. Ecco, prendi anche questa bottiglia  e poi lasciami in pace. >>

<< Va bene fratello, d’accordo. Grazie, grazie ancora. Sei davvero gentile. Sarà per questo che lei mi ha implorato di risparmiarti. >>

<< Certo, certo. Come no . Ora però sta’ zitto. >>

 Lo sentii bere tutto d’un fiato e poi, più nulla. La pianura si distendeva davanti a me, lucente e silenziosa.

Quando vennero a darmi il cambio, dormivo già da diverse ore.

 

<< Sei stato di guardia al prigioniero? >>

<< Sì, comandante, >> risposi impettito. << Sono appena rientrato. >>

<< Bene, vai allora. C’è una visita per te. >>

Mi voltai e m’incamminai verso il rifugio.

Pregai che non fosse tornato a trovarmi Pablo: non mi portava che brutte notizie dalla frontiera.

Ero ancora intontito dal sole quando aprii la porta, ma capii subito che la donna era tornata. Non riuscivo a distinguerla bene nella penombra, ma non avevo dimenticato il suo odore.

Fu lei a rompere il silenzio.

<< Come stai? Ti trovo bene… >>

Avrei voluto dirle troppe cose.

Allora, semplicemente, le cinsi la vita. Lei mi lasciò fare, ma dopo un po’ mi resi conto che piangeva.

<< Cosa c’è ? >> le sussurrai. << Che succede? >>

Lei fece un passo indietro.

Poi senza guardarmi, mi disse che nella sua vita non aveva avuto molti uomini. Prima di me infatti, aveva avuto un solo, grande amore: suo marito. Ed io l’avevo conosciuto, senza saperlo. Ovvero, gli ero stato di guardia fino a pochi minuti fa.

Sì, il prigioniero era suo marito.

<< I primi tempi con lui sono stati felici, ma poi...poi... Un giorno decisi di piantarlo e di unirmi alla guerriglia e, dopo qualche mese, ho incontrato te. E lui è impazzito: ha cominciato a lavorare come spia, voleva annientare la lotta armata e, soprattutto, far moire te, in un agguato… >>

La fissai.

Ma cosa mi stava raccontando?

Perché allora, dei tanti guerriglieri caduti, ero proprio io ad essere ancora vivo?

<< So cosa stai pensando..vedi, lui non ti ha fatto alcun male perché…gli ho fatto giurare che ...se fossi tornata con lui, avresti avuto salva la vita! >>

Nei campi risuonarono gli spari.

La donna mi guardò.
Con gli occhi arrossati di una vedova.