mercoledì, 27 giugno 2007

Baby

  • In alcuni di noi, abita ancora un bambino ferito. Spesso, sta lì, nascosto, silenzioso, tranquillamente sepolto. Così,  possiamo far finta che non sia mai, mai esistito finchè qualcosa o qualcuno non ci ricorda la sua presenza. Tanto scomoda. Ma  si può far pace, con quel bambino. Si può, io credo.. 
La Notte


Mi hai sentito piangere?

Ché spalancati vidi i tuoi occhi ed impauriti.

Stelle spargono il nero della notte.

(Else Lasker- Schuler)

 

 

Rincasavo sempre a notte fonda.

Eppure lei era ancora lì, dove l’avevo lasciata.

Affacciata alla finestra del suo appartamento, che dava sul cortile.

<<Ehi, signora Mill! Le va un po’ di take-away cinese?>>

Non che avessi sul serio intenzione di offrirle la mia cena.

Dio, morivo di fame.

Ma avevo bisogno di una certezza.

La certezza che fosse ancora viva.

<<Signora Mill?>>

Silenzio.

Ogni notte la stessa storia.

Dapprima lei mi fissava, senza parlarmi.

Poi - d’improvviso - scoppiava in una delle sue risate.

Immotivate, irrefrenabili, agghiaccianti.

Poteva trascorrere delle ore così, ridendo alla finestra.

A volte invece, parlava da sola.

Era difficile capire cosa dicesse, ma potevi vedere le sue labbra muoversi veloci ed aprirsi in inspiegabili sorrisi.

Da quando la signora Mill era arrivata nel nostro condominio, i bambini non giocavano più in cortile.

Quella grigia figura alla finestra li terrorizzava.

 

<<Signora Mill!>>

Gridai di nuovo.

Ma niente, nessuna reazione.

Ed io ero davvero troppo stanco.

<<Potrebbe degnarsi di rispondere quella lì….Ma cos’è …una mummia? Oh, Gesù…>>

Che imbranato.

M’ero rovesciato la salsa agrodolce sui pantaloni.

<<Cristo Santo!Quand’è che la pianti di parlare da solo?!?>>

Jay, il mio coinquilino, aveva il sonno leggero.

<<La Mill era ancora alla finestra quando sono rincasato. Sembra quasi che mi aspetti, ogni sera. Ma perché, Jay? Perché, secondo te? Non ha senso…>>

<<Senti, quella lì è fuori di  testa. Pazza. Folle. Come ti pare. Ma fattene una ragione.>>

No.

Io non posso.

La notte seguente lei non era alla finestra.

Le era forse successo qualcosa?

Mentre salivo le scale a grandi passi, cercai di cacciarla via dai miei pensieri. Ma niente, non c’era verso.

Così, appena fui davanti alla sua porta, non potei far a meno di bussare.

 <<Signora Mill? Mi scusi…volevo sapere solo se va tutto bene…Signora Mill?>>

Le nocche cominciavano a farmi male.

Forse, era semplicemente uscita: meglio lasciar perdere.

Ma d’un tratto la porta si aprì e una mano mi afferrò.

Una forza inaspettata.

L’atrio del suo appartamento era buio, angusto.

<<Tu sai cosa vuol dire.>>

Dio, questa non me l’aspettavo.

Feci segno di sì con la testa, ma senza troppa convinzione.

<<Signora Mill, io…>>

<<La prima notte, quando fu tutto finito…. ero felice. Pensavo sarebbe stata l’ultima..>>

<<Sì?>> feci io, tanto per dire qualcosa.

 <<Sì, sì, lo credevo. Ma così non è stato.>>

 La sua stretta mi faceva male.

<<Non è stata l’ultima. Lui è tornato.>>

<<Oh…>>

<<Dissero che m’ero inventata tutto. Che accusavo un uomo innocente, un padre di famiglia. Che volevo essere al centro dell’attenzione. Una bambina viziata…>>

Rise.

Questa volta sorrisi anch’io.

<<Poi m’hanno visitata, sai? E hanno detto che le mie non erano bugie. Bella scoperta.>>

Feci come per parlare.

Ma non ci riuscii.

<<Tu sai cosa vuol dire.>>

Di nuovo!

Ma cosa avrei potuto saperne io, di quella faccenda?

<<Andiamo, signora Mill, questa conversazione non ha senso!>>

<<Anch’io ero come te. Un tempo facevo finta di nulla. Mi vergognavo.>>

<<Ma di che parla? Io non la seguo!>>

<< Anche a te è successo.>>

La fissai.

No.

Non poteva essere vero.

<< Signora, ma come lo sa? Io…io non ne ho mai fatto parola con nessuno!>>

<< Ho visto la scena nei tuoi occhi. Nei tuoi passi. Nel tuo modo di fare. Non è stata colpa tua. Eri soltanto un bambino.>>

L’abbracciai a lungo, nel nero della notte.