domenica, 01 luglio 2007

Sixties

  • Cosa so io degli anni Sessanta? Un bel niente, non c'ero e ne ho sentito parlare ben poco. Me li immagino, più o meno così...


Je voudrais tant que tu te souviennes

Des jours heureux où nous étions amis.
En ce temps-là la vie était plus belle,
Et le soleil plus brûlant qu'aujourd'hui.
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle.
Tu vois, je n'ai pas oublié...
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi

-Y. Montand, Les feuilles mortes-


C'è stato un tempo in cui aspettavo con ansia la fine della messa.
In quei giorni, il  sole era più caldo, e i colori del mio foulard brillavano di più.
Vivace e dispettosa, la seta m'avvolgeva i capelli, mi solleticava le guance, mi faceva sorridere senza volere.
Poi ci si metteva anche il vento che spingeva - non so come- il cotone grosso e pesante della gonna, e dopo s'infilava su, su per il  cappotto buono.
Io tenevo  la mano della mia amica nella mia, e la stringevo con più forza quando passavi tu. Di solito ci donavi un cenno del capo, una piega del sorriso, nient'altro.
Ma poi venne il giorno in cui io le conficcai le unghie nella carne, perchè tu ti avvicinasti e addirittura ci concedesti un saluto , e brevi commenti sul tempo.
Allora io mi confusi, e la mia amica rispose per me.
La domenica dopo Pasqua, invece, ero sola, sola col mio cappotto della festa. 
Non avevo dita da stringere al tuo passaggio, e me la presi con il fazzoletto. Ma poi venne il vento, che me lo strappò via e lo gettò -impertinente- sulla tua faccia.
In quei giorni il  sole era più caldo, e i colori del mio foulard brillavano di più.

Vivace e dispettosa, la seta m'avvolgeva i capelli, mi solleticava le guance, mi faceva sorridere senza volere.
Forse fu questo che ti piacque.

Forse per questo dopo t'ho rivisto molte volte.

 Ed avevo la tua mano da stringere.
Da torturare...