The God of the Small Things

Da un po' di tempo a questa parte leggere mi stanca. Non riesco a trovare una storia che valga la pena di ascoltare. Mi conforta un po' il chiacchericcio siciliano di Camilleri, ma vorrei una "grande" storia, per meglio sopportare un'estate cittadina e noiosa. Allora di tanto in tanto, metto il naso in cose che ho già letto, come Il dio delle piccole cose (The God of the small things) , e l'incantevole ritmo di una storia che è come le onde di un fiume. Avanti e indietro, s'infrange e si ritira, ti sommerge ma poi ti lascia respirare. Come per ogni libro che mi piace, ne dò la mia "versione"..
Mentre lui le dà le spalle, e lentamente si riveste.
È quasi tentata, per una serie di motivi.
Contare - quando l'aria della sera è ferma, come rappresa- concilia il sonno.
E il sonno aiuta a non pensare.
E poi, nel sonno puoi persino risentire la voce di chi ha smesso di parlare.
Certo, tutti avevano sempre confuso la voce di suo fratello con la sua. Erano identici, in tutto.
E ora lei potrebbe iniziare a raccontare, per farsi compagnia, per risentire le sillabe strascicate di quel dialetto che non parla più da tempo.
Ma non sarebbe la stessa cosa, e lei lo sa.
Perchè è suo fratello che vorrebbe non fosse più muto.
Della sua voce ha bisogno, e non sa spiegare quanto.
E va a capire poi, perchè è successo.
Perchè il signore delle caramelle l'ha toccato?
Perchè la mamma è morta?
Perchè la zia gli ha preparato il cestino per il viaggio, e l'ha messo sul treno, e ha separato loro due, che la natura aveva unito?
Forse.
Può essere.
Può darsi.
Ma è da lui che vorrebbe sentirselo dire.
Allora gli si avvicina. Poi gli appoggia unorecchio sulla schiena.
I suoi capelli pungono, ma lui non si ritrae.
Ed è così che restano.
Anche il respiro può parlare..







