mercoledì, 05 settembre 2007

Senza titolo..(per ora)

I fatti di cronaca nera degli ultimi giorni mi danno da pensare.
Cerco di  chiuderla quella pagina di giornale.
Ma poi, me lo dico lo stesso. Che il male ha un fascino sottile.
E può far molto di più di due gambe accavallate.
Anche se affusolate, lunghe, quasi infinite.
Ma non c'è storia, nè paragone. Il male ha un fascino sottile. 
Di quelli che non si lasciano capire.
Di quelli che passi accanto, e  fai finta di non guardare.
Ma vorresti toccare, e Dio solo sa quanto.
Di quelli che è meglio nasconder tutto sotto il letto, o sotto il tappeto.
Quello persiano, pesantissimo e polveroso, che nessuno sposta mai.
Poi però, arriva il tempo dei sospiri. Di sollievo o sofferenza, non importa.
Conta solo che il petto si sollevi, che la camicetta  lasci intravedere il necessario, che i capelli siano  lisci, anche se è tanto umido e caldo là fuori.
Manca un'ultima cosa però, perchè tutto sia perfetto.
Perchè la recita sia veramente riuscita.
La mano che stringe forte la tua, e che sembra dire mi dispiace.
Che ci creda, o no. Cosa conta?
Basta che in fondo ai tuoi occhi, nessuno guardi mai.
Io, per non sbagliare, non ho tolto  gli occhiali scuri.
Neanche per un attimo.
Ogni tanto scivolano sulla punta del naso, è vero. Ma senza pietà, io  li respingo. Con un colpo secco.
Che facciano il loro dovere.
Non come le lentine, che scivolano e annegano in un angolo degli occhi solo perchè ho esagerato con le lacrime artificiali. 
Papà mi ha vista con la boccetta in mano, e mi ha chiesto ma non ne hai, di tue? Non piangi?
No, quelle vere non escono, non vogliono saperne.
Poi ho avuto paura. Che lui avrebbe pensato male.
Invece.
Indietro, con la testa, m'ha detto, da brava. Ed ora apri bene...

Ed anche durante tutta la funzione papà mi è stato vicino.
Mi ha sorretto, quando non ne avevo alcun bisogno.
Mi ha stretto a sè, ma non volevo essere consolata.
Mi ha detto parole di conforto, che non desidaravo ascoltare.
Poi ho capito.
E gli ho retto il gioco.
Non so piangere a comando.
Però, ho gridato nel suo fazzoletto.
L’ho messo sulla bocca. Puzzava di pino silvestre.
Ma ho resistito.
E poi, quel gridolino è venuto fuori.
Sono ridicola, non ci crederà nessuno.
Invece..