Texas
Ricordare il Texas è come suonare il piano con le dita spezzate. Il ranch, il lago con i pesci gatto,mia zia Deb e i suoi spotted horses, i miei cugini pronti per la partita di rugby. Poi c'è il the ghiacciato e il pollo fritto, e mia nonna che ci dice: siamo fortunati, noi...abbiamo l'aria condizionata, quanta gente sta male, quanta gente sta morendo. Siamo fortunati, lucky. Però mio zio Jim ha ancora il Vietnam in testa sotto forma di scheggia, scheggia di bomba ormai stabile inquilina del suo cervello. "E' per questo che è pazzo, è per questo che picchia tutti...". C'è molto caldo, e mio cugino grande non sa scrivere il plurale dei nomi che terminano in y preceduta da consonante: io sono una bambina e lo so che non si scrive "countrys", sono brava io... sono una bambina e faccio i disegni per mia cugina Christine. Christine è grossa, bruna, i capelli come spaghetti e due gambe che non si muovono più, nonostante le operazioni. Le ho disegnato fiorellini su quell'enorme distesa di gesso, e accanto ho scritto "Get well". Quel well, quel bene è rimasto un po' a mezz'aria: mia zia ha lasciato i suoi cavalli, zio Jim è rimasto solo con i suoi fantasmi,mio cugino Michael si sta ancora pagando i debiti fatti per laurearsi, mio cugino Travis ha i capelli lisci e qualche pasticca di troppo in tasca, mia cugina Christine non si è più rialzata. I fiorellini non sono serviti poi a molto. E io? Io sono dall'altro lato del mondo. Ma ogni tanto, io al pollo fritto ancora ci penso ....







