"Tiè! Mò te lo puoi pure reinfilare!!!", mi disse l'infermiere. Mezzo incazzato. Mezzo divertito.
Ma io lo buttai subito per terra e gli giurai, ancora stesa sul lettino:
"Mai più! Lo giuro! Mai più!"
Quella promessa al cloroformio mi è tornata in mente ieri, leggendo
questa storia.
Per lei - purtroppo- finirà probabilmente male, io invece sono ancora qui.
Me la sono cavata, senza passare dal coma.
Ma poichè ci sono ancora, tanto vale che ve la racconti. Non si sa mai che qualcuno di quelli che passan di qui stia pensando di farsi un (nuovo)
piercing....
Allora.
Tre anni fa.
A Napoli è fine giugno
Io ho quasi 26 anni. Voglio lasciare il lavoro, voglio darmi un'aria diversa, da dura. Un piercing è quello che ci vuole. Ne ho già altri tre, ma
chissene. Me ne piacerebbe un'altro proprio lì, sulla parte superiore dell'orecchio

Nella gioielleria, c'è lei. Che mi mostra entusiasta i possibili orecchini e poi suggerisce...
" Ma perchè non ne mettiamo uno "mini"? I mini orecchini sono fichisssssimi!"
Ma vieni, penso io, che idea carina. Mi piace quello col diamantino bianco.
Fa un po' male, ma che importa, Mi disinfetto, ci passo su la crema antibiotica.
Ma comunque diventa rosso. Ma comunque fa un po' male.
Finchè...
"Oddio...ma il piercing dov'è?"
Mio fratello nemmeno riesce a trovarlo. Il piercing è scomparso. Risucchiato dal mio orecchio che nella notte è diventato viola, gonfissimo, dolorante.
La tipa della gioielleria cerca di tirarlo fuori. Macchè.
"Devi andare all'ospedale!". Io non ci voglio andare. Fa male, ma vorrei far finta di niente. Ho paura.
Poi però... per fortuna ci ripenso. Mi accompagnano al Cardarelli di Napoli.
Ma là c'è mezzo Sud, e c'è gente squartata, incidentata, infartuata.
Io devo aspettare quattro ore.
L'orecchio è ormai quello di Dumbo, mentre il mio simpatico boss americano fa problemi- al telefono- per la mia assenza al lavoro.
Poi, finalmente mi fanno stendere.
"Ma addò sta?", chiede lui, quello più anziano, col camice bianco,
"Je nun veco nisciuno piercìnggg!"Vabbuò, mò ti apro un momentino l'orecchio!!"
"Che cosaaaaaaaaa? E senza anestesia??"
"Guagliò, noi teniamo a che fare! Ci metto un minuto. Tiè, mò ti spruzzo un pochino di spray, accussì ti stai zitta..."
Ho sentito un dolore indescrivibile. Ma dopo un po' di ricerche, alla fine il pezzettino di metallo è uscito fuori.
Io che mi contorcevo, e l'infermiere che mi confortava:
"Ma vedi a questa! Quanto dolore per una cazzata! Per una vanità!"
Morale?
Antibiotici, antitetanica, e la consapevolezza che per sentirsi duri, alla fine, ci si può pure fare un tatuaggio di Batman. Di quelli che escono con le patatine. PENSATECI!