domenica, 20 gennaio 2008

The end?

Non posso negarlo. Ultimamente la mia ispirazione narrativa è pari a zero, ho lasciato le mie velleità di scrittrice dietro lo Swiffer e i detersivi anticalcare, e niente mi appassiona di più delle psico-vicende della mia eroina decadente preferita.
Per questo, questo, e quest'altro motivo dunque... non sapremo come andrà a finire. Non sapremo se lei c'entra qualcosa o meno, e con cosa poi. Peccato, ma anche no. Ognuno può immaginare il finale, se ne ha voglia. Se non ha nient'altro di  meglio da fare. Nulla da leggere. Niente satellite. E poca voglia di guardare l'ennesima fiction di sessomafiofila...
 
 
 
-I-
 
 

I fatti di cronaca nera degli ultimi giorni mi danno da pensare.
Cerco di  chiuderla quella pagina di giornale.
Ma poi, me lo dico lo stesso. Che il male ha un fascino sottile.
E può far molto di più di due gambe accavallate.
Anche se affusolate, lunghe, quasi infinite.
Ma non c'è storia, nè paragone. Il male ha un fascino sottile. 
Di quelli che non si lasciano capire.
Di quelli che passi accanto, e  fai finta di non guardare.
Ma vorresti toccare, e Dio solo sa quanto.
Di quelli che è meglio nasconder tutto sotto il letto, o sotto il tappeto.
Quello persiano, pesantissimo e polveroso, che nessuno sposta mai.
Poi però, arriva il tempo dei sospiri. Di sollievo o sofferenza, non importa.
Conta solo che il petto si sollevi, che la camicetta  lasci intravedere il necessario, che i capelli siano  lisci, anche se è tanto umido e caldo là fuori.
Manca un'ultima cosa però, perchè tutto sia perfetto.
Perchè la recita sia veramente riuscita.
La mano che stringe forte la tua, e che sembra dire mi dispiace.
Che ci creda, o no. Cosa conta?
Basta che in fondo ai tuoi occhi, nessuno guardi mai.

 


Io, per non sbagliare, non ho tolto  gli occhiali scuri.
Neanche per un attimo.
Ogni tanto scivolano sulla punta del naso, è vero. Ma senza pietà, io  li respingo. Con un colpo secco.
Che facciano il loro dovere.
Non come le lentine, che scivolano e annegano in un angolo degli occhi solo perchè ho esagerato con le lacrime artificiali. 
Poco prima del funerale, papà mi ha vista con la boccetta in mano e mi ha chiesto: ma non ne hai, di tue? Non piangi?
No, quelle vere non escono, non vogliono saperne.
Poi ho avuto paura. Che lui avrebbe pensato male.
Invece.
Indietro, con la testa, m'ha detto, da brava. Ed ora apri bene...

E poi, anche durante tutta la funzione, papà mi è stato vicino.

Mi ha sorretta, quando non ne avevo alcun bisogno.
Mi ha stretta a sè,  quando non volevo esser consolata.
Poi ho capito, e gli ho gli ho retto il gioco
Per prima cosa, ho messo il suo fazzoletto sulla bocca.

Puzzava di pino silvestre, ma ho resistito. E poi, quel gridolino è venuto fuori.

Sono ridicola, pensavo, non ci crederà nessuno.
Invece.

Nessuna soddisfazione, però: sono ormai un’attrice consumata.

Niente brividi lungo la schiena.

Solo un altro colpo secco. Agli occhiali sul naso. Ai ricordi. Al piede dello sciagurato che con le scarpe sporche di fango, ha sfiorato le mie ballerine di camoscio.

-Perdonami, mi ha sussurrato.
-Di-sin-te-gra-ti!

Ma poi gli ho ficcato gli occhi addosso, e le unghie nella carne.

Carino. Così giovane. E già con il dopobarba indovinato.
- Sì, appoggiati! Fa’ pure..

Non che le cravatte viola mi facciano impazzire, ma un braccio saldo era tutto ciò di cui avevo bisogno. Considerando che papà era stato arpionato dalla zia.

-Marco, mi chiamo Marco!

Da parte mia, non un cenno, nè uno sguardo, solo una lieve carezza alla sua manica misto lino.

Ma ho subito memorizzato nome, ed odore in un angolo del cervello: quello che in genere riservo alle belle sorprese.

E così, quasi senza rendercene conto siamo giunti al terzo salmo, quarto rigo, decimo versetto.

Tutto liscio.
In realtà, era l’omelia a farmi paura.

Parole impastate di non so nemmeno cosa: un misto di lacrime, retorica e  gorgonzola della festa di paese.

E poi,  i pezzi di mia cugina montati assieme, un po’ a caso.  

Buona!, ha muggito don Nutini.
Sì, che lo era.
Bella come un angelo!
Oddio. Come un angelo.

(Ma da circa due lustri, si sa, don Nutini sfoggia occhiali doppi e una frangetta notevole)

E piena, piena di amici! Circondata solo da persone che le volevan tanto bene!

Davvero antipatico, quando la saliva ti va di traverso, quando sceglie percorsi alternartivi, quando parte per la tangente.

Ho cercato, per due minuti buoni, di richiamarla all’ordine, di impedirle di sterzare.

E niente hanno potuto i palpeggiamenti di Marco, travestiti da innocenti colpetti lungo la schiena.

Figuriamoci poi, i “guarda in alto, guarda l’uccellino!”  sibilati da mia nonna (seconda panca a destra).
Nulla, nulla da fare.
A me le bugie, le bugie... fan tossire.
 
 
II
 
 
 

Me l’aveva detto la mamma che un giorno me ne sarei pentita. Che le donne nude non si devon guardare.

E tantomeno tatuare sulla caviglia.

Ma finchè non si son smagliate le calze, no, io non ho voluto ammetterlo.

La terza zolla di terra era in caduta libera, e prudeva tanto, proprio lì.

Le unghie non c’hanno fatto caso, le calze non eran poi di quelle pesanti...

-
 

giovedì, 17 gennaio 2008

Goodbye...

Oh, God Almighty.
Ma allora....allora hai deciso.
Chiudi la porta, e te ne vai! Eppure, ci credevi. Eri sicuro che nessuno se ne sarebbe accorto.
Come io, del resto, sono convinta che il correttore copra tutti i brufoli.
Ma poi, mi chiedo, avrai messo da parte abbastanza? Di conti svizzeri, ne hai? E gli off-shore?
No, perchè le ville non si mantengon da sole, e non si può mica fare a meno delle crociere.
Ti prego, dammi un segno. Fammi stare tranquilla. Fammi comprendere che - comunque vada - ne hai ancora abbastanza. Chessò io, fatti mettere un dente d'oro o un diamante sul canino destro.
Un gesto speciale, un segno che capiremo solo tu e io.
Così mi dirai che il tuo tenore di vita non è cambiato, e non cambierà.
Mica come il nostro.
Intanto Clemy, please...sii forte.
Perchè in un momento di sconforto, sono i bei ricordi a darci la forza di affrontare il presente.

martedì, 25 dicembre 2007

The Pretender

Che bella, l'apparizione natalizia della cugina dai colpi di sole da mezzaetà.
Boccoli stirati che ormai non si vedono più, lavoro in banca ottenuto dietro raccomandazione, casa a Roma e tante, tante lamentele.
La vita della mia famiglia è così dura, con tutto quello che ogni giorno ci tocca affrontare, che proprio no, non posso anche sentirmi le geremiadi di questa privilegiata.  Insipide, e rimescolate come una sbobba che mi vedo sempre ribollire davanti.
Il Natale non cancella niente. Nemmeno i legami di sangue che non vuoi.
E il sorriso ipocrita non viene più via, dopo che ti sei fatta il botox.
E io non sono più buona.
Macchè. Io non sono una pretender.
Non fingo niente.
E a tutte le presenze indesiderate della mia vita, dico: sparite.
Sparite per sempre.
A Natale, sopratutto.
(e tanto per restare in argomento... Babbo, grazie per i regali)
(tanti balocchi e profumi per me)
(però..ti sei scordato una cosa, Babbo...)
(...la band pop-rock di cui io diventerò la cantante solista!)
(ti costerebbe tanto appuntartelo su quella caxxo di Moleskine? )
(Mi censuro, ma giusto perchè è Natale...)
(Di nuovo, tanti auguri...)

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martedì, 04 settembre 2007

Milagros (stasera, ore 20:30, Rete 4)

Quanti sono gli episodi di Beautiful? E quelli di Cento Vetrine?
No, perchè non vorrei che anche la mia telenovela "Los Milagros de la Telecom" ne avesse altrettanti. Dopo che hanno invertito il mio numero di casa con quello di un'altra persona, tale Cinzia la maitreuse, il giorno stesso in cui questo guasto è stato risolto...hanno abbassato i "conduttori", causando un guasto alla linea ADSL. 
Riparano un guasto e ne causano contemporaneamente un altro!
Roba che nemmeno la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Un miracolo, appunto.
Ho segnalato il nuovo problema ma mi hanno risposto , con la simpatia di un herpes zoster, che dovevo ringraziare che avessero rimediato al guasto precedente, piuttosto che precipitarmi a segnalarne uno nuovo. Peccato che puntualmente poi, paghi bollette pesanti, con uno dei servizi adsl più cari in circolazione.
Dunque, non ho più Internet fino a nuovo ordine..e oggi    approfitto della gentile ospitalità del Bukaniere per leggere blog e offerte di lavoro. Oggi. Perchè poi il Buka non è un nullafacente come la signorina Vera Slobosky, e dunque non posso star qui a bussare alla porta della sua casa/ufficio.
Per cui...che dire? Vivo in un momento d'incertezza.
Non so se lanciare dalla finestra modem  e telefono.
Non so se attivare una Connect Card GPRS.
Non so se andarmi a fare un giro. Lontano, molto lontano.
Nel frattempo, auguro a tutti voi una buona settimana.
E a Telecom,
come da piano risparmio, una pronta dislocazione in Romania.
Proprio vicino alla tomba del Conte Dracula.

sabato, 01 settembre 2007

NON SONO UNA SIGNORA!!

Gandhi? Chi era costui? Oddio, ricordo che era magrolino.
 E che predicava qualcosa sulla non-violenza, almeno credo.
È che oggi ho cliccato su Erase, e  cancellato in sol colpo tutti i suoi insegnamenti.
Ma andiamo con ordine.
È successo che siamo andati . In quel luogo di mare, scoglio e delizia dei napulitani in fuga dalla fornace cittadina.
L'acqua è pulita, qualche pesciolino (o è plancton in libera uscita?)  si spinge sin sulla riva.  Poi ci son onde grosse che sembra la Chelifornia , in cui mi lancio con uscita laterale. Sembro la cugina scema di Buffon, lo so bene. C'ho pure un'età e dovrei entusiasmarmi di meno, ma è già il 1° Settembre. Carpe Diem, dunque.
Poi, però, arriva il momento. Di uscire dall'acqua. 
Sulla spiaggia c'è un tipo con pelata ed occhiali, impegnato in un'avvincente partita di racchettoni con la figlia, molto minorenne.
La pallina sta per cadere sulla sabbia..sarebbe punto per la bambina, oh Jesusssszzz!!  Nun sia maiii!
Piuttosto che subire una cocente sconfitta, il tipo (e la sua pelata) - con gesto atletico- si lanciano all'indietro, arrivando giusto giusto nel punto dove ci siamo io, e i miei occhietti brucianti d'acqua salata. Mi arriva un colpo di takendo, proprio dietro il collo. Non vedo niente, per qualche minuto. Solo una racchetta di Spider Man. Rimango piegata in due dal dolore.
Il mio accompagnatore prende immediatamente le mie difese, con giusta dose di rabbia.
Ma il tipo (e la sua panza) sono della Napoli bene. Quella snob, quella che mezz'ora prima elencava i propri soggiorni a Porto Cervo (ma che minchia ci fai, qui ...allora??), quella che non s'abbassa a chiedere scusa, nè a domandare come stai dopo averti colpito.  Quella che riprende il racchettone di Spider Man , e ricomincia a giocare.  Indifferente.
Appena riesco a rialzarmi, gli scarico addosso epiteti irripetibili, vado a cercare il bagnino (giocare a racchettoni in spiaggia è vietato!) che però obietta che il tipo (e la sua panza) sono con un tallone nel territorio dell'altro lido e lui non può far nulla. Allora, entro nel lido straniero, alla  ricerca del bagnino competente. Ma ovviamente, è andato un attimo a Dubai, siamo spiacenti.
Non ottengo giustizia, il collo mi fa un male cane, e darei volentieri una testata nella panza del tipo, ma rimbalzerei. Oltre che commettere un reato.
Non mi resta  quindi che sdraiarmi sul lettino. E ogni volta che il tipo si volta verso di me (coincidenza, siamo seduti a pochissima distanza !) faccio in modo che possa chiaramente leggermi  un bel vaffa sulle labbra.
Non sono una signora. Proprio no.
Ma anche il tipo, eh. Che tipo. Quando è andato via, ha riposto i racchettoni di Spiderman in custodie professionali della Dunlop...

venerdì, 10 agosto 2007

Prima di andare via




Mani nelle mani, mani nei capelli, mani nelle tasche.
E per te, nemmeno un dito.
Meglio così, però.
Sai, è che mangio le unghie.
E un po' me ne vergogno.
Meglio che i pollici li rigiri dentro i  vecchi jeans.
Quelli in cui posso recuperare relitti di fazzolettini.
Contare monete mai spese.
Ritrovare i biglietti dei miei viaggi nel quartiere.
Tutto qui, il tuo mondo?
Sì.
Eppure,  a volte non mi sembra di conoscerlo.
Vado a riguardarmelo un po'.  Per qualche giorno.
Beh. Vabbè, allora.. ciao.
Ah, dimenticavo.
 Non mi dimenticare..